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Dal corredo nuziale a un nuovo modo di abitare

  • Immagine del redattore: Frederic Morand
    Frederic Morand
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min



Per secoli, la dote della sposa e il suo corredo hanno rappresentato molto più di un semplice insieme di beni materiali. Essi incarnavano una proiezione nel futuro, un modo di preparare la vita che verrà, di trasmettere un patrimonio e di garantire una sicurezza domestica e familiare.

Già all’inizio del XX secolo, in Italia e altrove, le famiglie dei futuri sposi formalizzavano accordi scritti noti come capitoli matrimoniali, destinati a garantire «la sicurezza della dote, del dono, della moglie e dei figli che ne sarebbero nati». Radicati nell’antico diritto longobardo, questi atti definivano e quantificavano la dote e il corredo, che potevano consistere in case, terreni, proprietà, argenterie o denaro.

All’interno di questa tradizione, il lino occupava un ruolo centrale. Lenzuola, tovaglie, tovaglioli, camicie: il lino veniva scelto per la sua resistenza, purezza e capacità di attraversare il tempo e l’uso. Per ogni ragazza, indipendentemente dal ceto sociale, il ricamo iniziava spesso fin dall’infanzia. Il corredo veniva contato con precisione, descritto per iscritto e custodito in cassoni di legno, generalmente in set di dodici o multipli di dodici.

Il corredo si articolava tradizionalmente in due parti: una domestica e una personale. In una famiglia borghese, ad esempio, la parte domestica poteva comprendere ventiquattro lenzuola matrimoniali in puro lino ricamate a mano, ventiquattro lenzuola singole, trentasei paia di federe, dodici tovaglioli in tela olandese più sei per gli ospiti, dodici tovaglie in organza più sei per l’uso quotidiano, e così via. La parte personale comprendeva indumenti da notte in seta, camicie di lino, mantelle, fazzoletti e altri capi. Lino, ancora lino.

Scegliere meno, scegliere meglio

Oggi sopravvive la tradizione familiare di offrire ai futuri sposi biancheria per la casa. Lenzuola, tovaglioli e tovaglie — nuove o provenienti da un antico corredo tramandato di generazione in generazione — vengono ancora donate per contribuire alla creazione di una nuova casa.

Il significato di questo gesto, tuttavia, si è trasformato. In passato, l’abbondanza era giustificata dalla necessità: il bucato era difficile, gli spazi di stoccaggio ampi e i ricambi indispensabili. Oggi i modi di vivere sono cambiati. Le case sono più contenute, gli usi più mirati, le scelte più consapevoli.

L’idea fondatrice, però, resta immutata: scegliere con intelligenza, pensando al tempo.

Offrire biancheria per la casa non significa più accumulare, ma selezionare oggetti capaci di accompagnare una vita, in armonia con gli interni contemporanei, il mobilio e i nuovi modi di abitare.

Il lino come legame senza tempo

In questa continuità, il lino conserva tutta la sua attualità. Fibra naturale, durevole e senza tempo, oggi dialoga con il design, l’architettura e il mobile contemporaneo. Come in passato, non cerca l’effetto, ma la giustezza. Appartiene a un modo di abitare in cui la qualità prevale sulla quantità, e in cui gli oggetti sono scelti per essere conservati, riparati e trasmessi.

Il corredo non è scomparso: ha semplicemente cambiato forma.Non è più un inventario, ma un’intenzione.

Un modo di abitare il mondo con rispetto, consapevolezza ed eleganza.

 
 
 

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